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DINAMICHE CONFLITTUALI NELLA RELAZIONE TRA BAMBINI

All’interno di ogni relazione si vivono momenti di conflitto, anche nelle relazioni tra bambini. Soprattutto quando si verificano le prime dinamiche conflittuali, per il bambino è difficile gestire il momento, quindi è importante che l’adulto fornisca un modello e delle strategie efficaci per la risoluzione dei conflitti con i pari.



Durante i momenti di gioco, può succedere che tra i bambini si attivino delle dinamiche conflittuali, magari perché qualcuno ha preso un gioco senza chiedere oppure qualcuno ha distrutto la costruzione di un altro, o ancora, le diverse idee di più bambini non riescono a trovare un punto di incontro. Questi comportamenti attivano nel bambino “colpito” delle risposte, che possono essere di diverso tipo: risposte fisiche/aggressive e risposte di tipo verbale.

Nelle prossime righe si parlerà delle risposte del primo tipo, fornendo modelli e strategie di comportamento da utilizzare per mediare il conflitto tra i bambini.


Tra le risposte che vedono l’utilizzo del corpo in modo aggressivo è compreso l’utilizzo delle mani e dei piedi (i calci, i pugni, spinte), l’utilizzo della bocca (i morsi), l’utilizzo degli oggetti come mezzo per far del male all’altro (battere il bastone in testa). Esistono diverse situazioni in cui possono verificarsi questi comportamenti, in ogni caso è importante mostrare al bambino la via del linguaggio e della mediazione come possibilità più efficace rispetto all’utilizzo del corpo in modo aggressivo.


Soprattutto nei bambini più piccoli, che ancora non hanno sviluppato un buon linguaggio, è presente una maggior fatica a comunicare la propria rabbia e quindi la prima risposta che mettono in atto quando sentono di aver vissuto un’ingiustizia, è di tipo fisico. In questi casi è importante che sia l’adulto a dare voce al comportamento del bambino: “mi sembri proprio arrabbiato! Cosa ti ha fatto arrabbiare? È stato perché lui ha preso lo stesso gioco che volevi fare tu? Hai ragione ad essere un po’ arrabbiato, possiamo chiedergli di prestartelo”. In questo modo il bambino vedrà che l’adulto ha compreso la sua emozione e il suo comportamento, fornendogli una spiegazione e una soluzione.


Alcuni bambini non riescono a gestire il sentimento e l’emozione forte della rabbia e rispondono senza regolare la loro risposta. Quindi anche per una piccola cosa, loro si arrabbiano subito in modo molto intenso, non graduale e quindi la risposta appare esagerata rispetto al conflitto che l’ha generata. Questi bambini spesso necessitano del contenimento fisico da parte dell’adulto, necessario per fermare la risposta aggressiva e per tornare a uno stato di regolazione: un modo è quello di abbracciare il bambino, magari ponendosi alle sue spalle e mettendosi seduti per terra; il bambino si sentirà accolto e protetto; mentre si è in questa posizione è utile far ascoltare al bambino il proprio respiro, porre l’attenzione sul respiro per fornirgli un ritmo regolato (ascolta bene il tuo respiro, senti come batte forte il tuo cuore, sembri proprio arrabbiato!). Quando si sarà calmato e anche il suo respiro e il suo cuore avranno un ritmo regolato e non accelerato, gli si può chiedere il motivo del suo comportamento e mostrargli una soluzione più adeguata rispetto alla sua risposta: “oh ora sembri più calmo, posso sapere cos’è successo? Ti sei arrabbiato tanto perché volevi giocare con quel telo e non te lo presta? Capisco che sei arrabbiato, magari puoi utilizzare l’altro telo, che non sta usando nessuno…Vuoi proprio quello? Quando avrà finito di giocarci sono sicura che te lo presterà, andiamo insieme a chiederglielo okay?”. Oppure si può proporre al bambino l’utilizzo di un altro oggetto che potrebbe essergli utile per il gioco che ha intenzione di fare. Il bambino così avrà di fronte un modello di gestione del conflitto che comprende la sua rabbia, ma che propone una soluzione differente.


Ci sono poi quei casi di bambini che non hanno difficoltà di linguaggio o di regolazione, ma che semplicemente quando accade un momento di tensione tra pari, agiscono utilizzando il corpo. In questo caso si utilizza un richiamo verbale per fermare il comportamento in atto e se si è visto l’episodio scatenante si può dire “ho visto cos’è successo, hai ragione, ti ha preso il gioco senza chiedere, però non c’è bisogno di usare le mani, la prossima volta puoi chiedere a me di aiutarti oppure glielo chiedi tu da solo. Adesso andiamo a chiedere se ti restituisce il gioco e poi quando finisci potrà usarlo anche lui”. Se non si è assistito alla vicenda, ci si fa raccontare cosa è successo “come mai sei arrabbiato, cos’è successo? Ti ha distrutto la torre che avevi costruito…capisco la tua rabbia, non doveva farlo senza chiedere, chiediamogli perché te l’ha distrutta! Ora puoi sempre costruirla di nuovo e poi la butterai giù te, oppure potete farlo insieme”.


Infine, ci sono quei bambini che quando gli si chiede “come mai gli hai tirato un pugno?”, rispondono “non lo so”, oppure “perché mi stava guardando/perché usa quello”. In questi casi è un po’ più difficile gestire la dinamica conflittuale perché il motivo scatenante non è ben visibile. Nel primo caso, l’adulto può provare a dare una spiegazione osservando il contesto in cui è scaturito il conflitto e verbalizzarla al bambino, ma non sempre è facile individuare la causa; quindi, si possono fornire delle strategie alternative se si dovesse ripresentare questo impulso: chiedere all’adulto, contare e calmarsi, fare respiri profondi. Nel secondo caso invece si può approfondire ponendo altre domande al bambino: “non vuoi che ti guardi? Ti dà fastidio? Come mai? vuoi farlo da solo?....sì, sta usando quel cerchio perché ha voglia di giocarci, a te dà fastidio se lo usa? Vorresti giocarci tu? Ah no? Allora vai a prendere un altro gioco così ti diverti anche tu”.


Sono stati fatti esempi che riguardano soprattutto situazioni di gioco, ma sono tutti casi applicabili ai diversi contesti di vita del bambino (scuola, casa,…). In tutti questi casi quello che è importante è far sentire il bambino compreso, accogliere la sua emozione, non dire “non devi arrabbiarti”, perché è giusto che provi quell’emozione come tutte le altre; poi è fondamentale mediare il conflitto, spiegando cosa è successo e come può essere risolto, aiutandolo a trovare soluzioni alternative all’aggressività. Infine, è importante anche imparare a chiedere scusa e far ritornare la pace all’interno della relazione: quindi dopo aver trovato una soluzione, si chiede al bambino di scusarsi e fare pace. Le prime volte sarà l’adulto a mediare la dinamica conflittuale, ma piano piano anche il bambino sarà in grado di affrontare il conflitto in autonomia.


Erika Aurelio

Neuropsicomotricista


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