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IL BAMBINO DISPRASSICO: COS’E’ LA DISPRASSIA E COME AFFRONTARLA

La disprassia è un disturbo del neurosviluppo che comporta incapacità di compiere gesti in assenza di deficit motori. Sono preservate le funzioni cognitive, sensoriali e adattive. Esistono diversi tipi di disprassie e rispettivi tipi di terapie, vediamoli insieme.



La disprassia è un disturbo del neurosviluppo che comporta incapacità di compiere gesti in assenza di deficit motori. Sono preservate le funzioni cognitive, sensoriali e adattive.

In generale possiamo definire la disprassia come “un disturbo dell’esecuzione di un qualsiasi gesto o azione volontaria”, dovuto ad una difficoltà a programmare, coordinare e controllare gli atti motori diretti uno scopo (Sabbadini, 2013).

Come possiamo intuire dal termine stesso disprassia significa mancanza nelle abilità prassiche. Possiamo capire meglio questo disturbo se comprendiamo cosa significa prassia.

Con il termine “prassia” intendiamo uno schema motorio, una “procedura” che il nostro cervello memorizza e attiva ogni volta che intendiamo mettere in atto quel gesto.

Le abilità prassiche hanno molto a che fare con l’intenzionalità: il bambino piccolo apprende nuovi schemi motori (ad esempio camminare) grazie all’esercizio e alla sollecitazione degli adulti di riferimento. Come ogni apprendimento, il contesto ha un ruolo fondamentale. L’influenza dell’ambiente e la maturazione neurobiologica danno vita allo sviluppo evolutivo del bambino. Quando il bambino cammina per la prima volta, ha un’andatura incerta, va lentamente e pone attenzione a ciascun passo. Infine si crea uno schema motorio, per cui il camminare diviene un gesto “programmato” o per meglio dire “automatizzato”. L’automatizzazione è ciò che rende fluente un movimento appreso nel passato, così come accade con l’apprendimento della lettura o della scrittura.


Le cause della disprassia sono ancora oggetto attuale di studio da parte dei ricercatori. Tuttavia sono stati individuati quattro fattori di rischio connessi alla diagnosi di disprassia:

· Nascita prematura (prima di 37 settimane).

· Basso peso alla nascita.

· Familiarità del disturbo.

· Abuso materno di sostanze, alcol e fumo in gravidanza.

Lesioni cerebrali, a livello focale o diffuso, possono causare disprassia. Inoltre i ricercatori si stanno concentrando anche sul ruolo svolto dai neuroni responsabili del movimento, i cosiddetti “motoneuroni”.

Un’ipotesi recente è uno sviluppo atipico dei motoneuroni nei bambini disprassici. I motoneuroni sono responsabili della comunicazione (in entrambi i sensi) tra i muscoli e le aree del cervello relative al movimento. Il movimento non avviene se ai muscoli non arriva il “comando” da parte del cervello. Un’anomalia del funzionamento dei motoneuroni potrebbe essere alla base della scarsa coordinazione e pianificazione del movimento.


A seconda della causa, esistono varie tipologie di disprassia.

Dal punto di vista delle manifestazioni cliniche, possiamo distinguere: disprassie assiali-posturali, disprassie degli arti, disprassie bucco-linguo-facciali, disprassie oculari, disprassie verbali.


La DISPRASSIA MOTORIA è presente nel DSM-5 (Manuale Statistico Diagnostico) con la denominazione di Disturbo della Coordinazione Motoria, nel capitolo dedicato ai Disturbi del Neurosviluppo. Più comunemente conosciuto come “impaccio motorio“.

Tale disturbo si manifesta con difficoltà nell’ideazione, programmazione ed esecuzione dei movimenti. I primi segnali possono evidenziarsi osservando le varie tappe dello sviluppo motorio, ma successivamente tali difficoltà possono sfociare anche in inibizione del movimento, bassa autostima e difficoltà nell’apprendimento della scrittura.

La disprassia motoria si manifesta come un deficit globale dell’organizzazione motoria, pertanto il movimento appare stentato, non armonico, inefficace, brusco o molto lento e con scarso controllo della direzione. L’attività motoria è caratterizzata da schemi infantili, scoordinati e non integrati, indicata con il termine di “goffagine”.


La psicomotricità è la terapia di elezione in caso di disprassia evolutiva. La figura professionale di riferimento è il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

Prima si interviene e più aumentano le possibilità di miglioramento e recupero delle funzioni deficitarie.

Anche la logopedia è un valido aiuto per agire sulle difficoltà linguistiche, in caso di disprassia verbale, e sugli apprendimenti.


DISPRASSIA E DSA

La disprassia interessa le abilità di programmazione ed esecuzione del movimento e nasce da una mancata automatizzazione dello stesso. Abbiamo visto come inizialmente si manifesti con difficoltà di prensione, in particolare la presa a pinza. Tali difficoltà potrebbero essere alla base di una scorretta impugnatura della penna, con ripercussioni sull’apprendimento della scrittura.

Il ritardo dell’uso selettivo delle dita compromette la motricità fine della mano. Per tutte queste ragioni spesso dalla disprassia ha origine una forma di disgrafia in età scolare.

Anche se si tratta di due disturbi differenti (la disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento), è giusto prestare attenzione a tale collegamento, in particolare per la riabilitazione. Un programma di recupero delle funzioni deficitarie nei bambini disprassici deve comprendere varie sezioni: esercizio della manualità fine, equilibrio, coordinazione oculo-manuale, coordinazione di tutto il corpo. Con gli esercizi che coinvolgono dita, mano, polso, andiamo ad agire proprio sulla parte interessata dai prerequisiti per l’apprendimento della scrittura: impugnatura corretta, rilassamento e articolazione delle dita etc. Prima ha inizio la terapia migliori saranno i risultati. La riabilitazione non “cura” la disprassia, ma aiuta a limitare l’impatto negativo sulla vita del bambino e a prevenire ulteriori problemi.


Dott.ssa Ylenia Beretta

Psicologa specializzata nei Disturbi dell’Apprendimento

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