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L’ALTRUISMO E’ SEMPRE POSITIVO?

Updated: Dec 16, 2021

Molto spesso le persone lamentano di aver dedicato molte energie e attenzioni agli altri, ma di non sentirsi debitamente ricompensati. Perchè ci si trova spesso in questa condizione? E’ possibile comprendere le motivazioni che stanno alle basi di queste dinamiche relazionali?




Chi si ritiene altruista di solito parte dalla convinzione di esserlo e basta senza desiderare nulla in cambio. Può capitare che tale meccanismo non funzioni più correttamente e sia più appagante come prima.


Perché accade e cosa si può fare in questi casi?

Non per essere noiosi e voler trovare sempre una spiegazione per tutto ma la verità è che dietro all’altruismo, a volte eccessivo, o alla sensazione di non essere mai ricambiati nel momento del bisogno esista davvero una spiegazione o, come dico spesso, una buona ragione, per cui scegliamo di agire così.

Essere attenti alle esigenze altrui e riuscire ad esaudire i bisogni e desideri degli altri è sicuramente una grande risorsa personale che non tutti possiedono. Significa avere dei buoni recettori che permettano di identificare e decodificare segnali più o meno chiari che ci consentono di trarre informazioni preziose dall’ambiente intorno a noi e nelle persona intorno a noi. Alcuni si definiscono 'ipersensibili', ma nel concreto significa avere attenzione per i piccoli gesti come uno sguardo o una smorfia fatta in un determinato momento, aver interpretato correttamente poche parole che avrebbero voluto significare molto di più, a volte addirittura aver tradotto il significato di una brutta reazione in un bisogno.


Essere attenti agli altri e al mondo esterno rappresenta un dono acquisito, un dono prezioso, che va coltivato e fatto crescere con cura. Per suonare il violino ad esempio, è necessario allenamento e dedizione, quindi anche se tra le mani si possiede una buona risorsa essa risulterà tale solo se impariamo a conoscerla e ad utilizzarla in modo efficace e gratificante. Nulla esiste per caso e funziona altrettanto bene per caso. È importante riconoscere il ruolo che abbiamo nelle nostre azioni e nelle nostre relazioni, ciò che abbiamo ereditato, ciò che abbiamo contribuito a strutturare e ciò che possiamo cambiare e modificare, allenare o potenziare. Essere recettivi verso il mondo esterno è una qualità sviluppata nel corso della crescita, ma se non si impara a gestirla si corre il rischio di diventare eccessivi o di usarla come canale preferenziale per definirsi nelle relazioni, o di trascurare altri aspetti personali necessari a mantenere il proprio livello di benessere.


Coloro che pensano di avere questo dono spesso arrivano alla conclusione che non sia tale, perché riconoscono di non essere ricambiati nel momento del bisogno. Ad un certo punto della vita arriva spontaneamente la seguente domanda: “Perché quando gli altri hanno bisogno d’aiuto non hanno nemmeno bisogno di chiedere? Io ci sono sempre per loro, ma quando ho bisogno, non c’è mai nessuno disponibile ad aiutarmi?”. Ci si inizia a convincere che non valga la pena essere considerati dei pilastri forti e indistruttibili a cui appoggiarsi nel momento del bisogno, e la percezione del proprio dolore aumenta proprio a seguito della sensazione di solitudine percepita.


Ma come mai accade tutto questo e cosa si dovrebbe fare per cambiare definitivamente tale condizione?

Cambiare tale condizione si può, se qualcosa ha contribuito a formarla, allora è sufficiente identificarne la causa per poter promuovere il cambiamento. Vi siete mai chiesti dove e quando avete imparato questa vostra caratteristica? Di solito le origini si ritrovano nell’infanzia ed è stata determinata dalla necessità di soddisfare le esigenze di qualcuno estremamente importante intorno a voi, magari un genitore con reazioni imprevedibili, spesso violente verbalmente o addirittura fisicamente. Quando si acquisiscono strategie relazionali come queste, è importante riconoscere che esistono per una ragione specifica e tendenzialmente si conservano nel corso della vita. Non si modificano a meno che non perdano il loro prezioso significato e la loro utilità.


Quando si modificano le nostre strategie relazionali?

A volte accade però che un evento di vita come un lutto, una separazione, possa far modificare tale strategia, come un terremoto improvviso che determina il crollo di un palazzo apparentemente solido. Nemmeno le strategie che si sono consolidate negli anni durano con certezza per tutta la vita ed è importante essere preparati a cambiamenti così strutturali. La sensazione che si prova in questa fase può essere di forte smarrimento e difficoltà a riconoscersi in una storia di vita lineare. Tutto, o gran parte di sé, sembra perdere senso e lo smarrimento è determinato proprio dalla difficoltà iniziale di trovare o definire un’alternativa di pensiero, sentimenti e comportamento. È come se ci venisse chiesto di trasferirci improvvisamente dopo aver visto crollare con i nostri occhi la casa in cui abbiamo sempre vissuto e ci sentissimo privi delle fondamenta e degli oggetti della nostra quotidianità. A volte si è costretti a trasferirsi anche quando non si è preparati ma la verità è che questo può accadere e, per quanto possa essere doloroso sentire di aver perso tante cose durante il crollo, tale cambiamento potrebbe essere un’opportunità per sé.


Affidarsi ad uno specialista in momenti come questo è molto importante per evitare di sviluppare sintomi rilevanti o sperimentare forme di malessere significative.


Quello che è importante comprendere in tali fasi di cambiamento, o prima se possibile, è che il benessere nella vita è garantito da uno stato di equilibrio che può modificarsi nel tempo. Risultare troppo attenti alle esigenze altrui, a scapito delle proprie, determina lentamente un esaurimento delle energie a nostra disposizione, fino all’inevitabile esaurimento. È importante quindi rivolgere una costante attenzione e cura anche alle proprie esigenze personali, oltre a quelle altrui, ma questo è possibile solo se qualcuno ci ha insegnato tale importante concetto durante l’infanzia.


Ti senti cosi? Senti di essere altruista ma senza ormai trarre più gratificazione dai gesti che compi?

Vuoi recuperare il tuo stato di benessere e un maggior equilibrio tra dare ed avere senza sentirti in colpa, e sentendoti ancora gratificato? Stare meglio si può, devi solo imparare a riconoscere meglio chi sei, come funzioni e cosa hai bisogno per esserlo!


Dott.ssa Colzani Francesca

Psicologa sistemico relazionale familiare

Terapista EMDR

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