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IL CONTATTO TRA MAMMA E BAMBINO: DALLA GRAVIDANZA FINO A DOPO IL PARTO

Il contatto tra mamma e bambino e una storia d’amore che inizia in gravidanza, nell’utero materno. Infatti, già durante i 9 mesi ogni bambino vive in completa simbiosi con la sua mamma;


Il contatto tra mamma e bambino e una storia d’amore che inizia in gravidanza, nell’utero materno. Infatti, già durante i 9 mesi ogni bambino vive in completa simbiosi con la sua mamma; il battito del cuore materno, la voce di mamma e papà, i tocchi leggeri sulla pancia sono le sue fonti di contatto preferite.


Già durante la gravidanza parliamo di bonding ovvero un profondo legame affettivo e istintivo che si instaura tra la mamma e il feto, un meccanismo presente solo nei mammiferi e indispensabile nel mondo animale affinché la madre accudisca i piccoli.


Il termine “bonding” nasce negli Stati Uniti nel 1982 e sintetizza in modo straordinario quel legame profondo, specifico e permanente che permette di allattare, cullare, giocare con il proprio bambino, ma anche di proteggerlo, di non trascurarlo, di non abbandonarlo; deriva dall’inglese bond, che significa attaccare, vincolare, incollare.


L’importanza delle prime ore dopo il parto

Si dice che il bonding permetta di utilizzare istinti nascosti sfruttando un “periodo sensibile”, che favorisce la nascita di una grande capacità comunicativa, quella stessa capacità che consente alle madri di rispondere efficacemente alle necessità del proprio bambino.


Sono molteplici gli studi che confermano i vantaggi del “periodo sensibile”. Nelle due ore successive al parto sono infatti presenti una serie di ormoni che svolgono un ruolo specifico nella interazione madre-neonato:

  • Ossitocina: raggiunge le più alte concentrazioni nel sangue materno dopo mezz’ora dal parto, stimolando comportamenti di accudimento; è dimostrata una correlazione tra i livelli di ossitocina e la capacità di empatia e di un migliore rapporto con sé e con gli altri

  • Endorfine: raggiungono un livello molto alto nelle prime due ore dopo il parto. Si tratta di oppiacei naturali, determinano capacità percettive e ricettive, sensazioni di piacere e gratificazione

  • Adrenalina materna: un picco di rilascio di ormoni adrenalinici nelle ultime contrazioni rende la madre energica, attenta, l’adrenalina materna accresce quella fetale: anche il bimbo è all’erta alla nascita

  • Adrenalina fetale: mette il neonato in grado di adattarsi al mondo extrauterino e di promuovere il processo dell’attaccamento

  • Prolattina: raggiunge il picco massimo a due ore dal parto, agisce sui comportamenti materni di “nidificazione” e accudimento.


Come tutti i processi umani, anche il bonding è un processo complesso e articolato, ricco di variabili, condizionato dall’ambiente, dalle caratteristiche personali, dal decorso della gravidanza, dal tipo di parto, dallo stato di salute della mamma o del bambino. Il mezzo più semplice ed efficace per creare un legame stabile e positivo tra i genitori e il figlio è quello di mettere il neonato nelle braccia della mamma, in contatto pelle-pelle nelle due ore successive al parto, senza attuare nessuna separazione se il loro stato di salute lo permette. È stato studiato che nei primi 60-90 minuti dopo la nascita, il neonato si trova nello stato di veglia tranquilla nel quale apre gli occhi, guarda i genitori, ascolta la loro voce e cerca da solo il seno della mamma. In questa fase il bambino è molto attento e percepisce ciò che lo circonda: in questo momento avviene il suo primo, importantissimo contatto col mondo. Bisognerebbe evitare che queste prime percezioni avvengano attraverso persone estranee, in luoghi diversi dal corpo della mamma, dalla sua voce e dal suo odore. Dopo circa due ore dal parto il neonato passa in uno stadio di sonnolenza o di vero e proprio sonno, recupera le forze e le sue capacità percettive si riducono fin quasi ad annullarsi. Questo è il momento per portarlo al nido e sottoporlo alle routine assistenziali senza temere di disturbarlo. E arrivati a casa? Come coltivare il contatto tra mamma e bambino?

  1. Babywearing = portare i piccoli, ovvero sorreggerli mediante l’ausilio di una fascia, di una mei-tai o di un marsupio, tutti accessori utilissimi non solo per trasportare i bambini tenendo le mani libere, ma anche per mantenere il contatto fisico con loro, per fare in modo che si rilassino sentendosi contenuti e ascoltando il battito cardiaco della mamma.

  2. Massaggio infantile: si tratta anche in questo caso di una forma importante di comunicazione tra genitore e figlio, un momento non solo in cui si rafforza la relazione fra loro, ma che instaura nel bambino la consapevolezza e la formazione di un’immagine positiva di sé. Il massaggio, inoltre, aumenta il benessere del piccolo stimolando la produzione di ormoni rilassanti, utili per superare anche piccole situazioni di stress, come le crisi dovute alle coliche, o per regolarizzare il ritmo sonno-veglia, e regalando effetti benefici al sistema circolatorio, respiratorio, muscolare, nervoso e gastro-intestinale.

  3. Ginnastica e yoga col bambino: è possibile cominciare a condividere con lui alcuni momenti di attività fisica. E non parliamo solo di passeggiate all’aria aperta, ma anche di vera e propria ginnastica, utile alla mamma per migliorare il proprio umore, per rimettersi in forma e ancora una volta per rimanere in contatto e agevolare la relazione genitore-figlio. I corsi di yoga mamma e bambino sono pensati proprio per aiutare i piccoli a crescere e svilupparsi in modo armonico, stimolandone i primi movimenti prima in modo passivo e poi attivo, nel viaggio alla scoperta del proprio corpo e delle sue potenzialità. Contemporaneamente una sessione di yoga serve alle mamme per ritrovare la forma fisica e come supporto emotivo.

Anche presso il nostro Centro è possibile frequentare il corso di massaggio infantile individuali e di gruppo, utile per tutti i neogenitori che vogliono approfondire il tema del massaggio e apprendere le tecniche migliori per rispondere al meglio ai bisogni di contatto del loro bambino, e corsi di ginnastica e yoga mamma-bambino, sia sotto forma di lezioni individuali sia in piccoli gruppi.


Dr.ssa Giulia Barbarotta

Ostetrica

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