• Centro per la Persona e la Famiglia

IL PENSIONAMENTO: EDUCAZIONE ALLA CONCLUSIONE

Il pensionamento segna per molti lavoratori adulti la conclusione di un lungo percorso lavorativo, che ha accompagnato la quotidianità per anni.




Quello su cui è bene soffermarsi è la parola conclusione. Ogni conclusione porta con sé una parte passata (in questo caso il lavoro, la sua organizzazione, il ruolo ricoperto, la scansione della giornata e della settimana.), una parte presente (il qui e ora in cui avviene il cambiamento, il passaggio da una condizione ad un’altra) e una parte futura (in cui il cambiamento, ormai avvenuto porta ad una “nuova fetta di vita”).

Il passaggio avviene da un punto di vista sociale (si modifica lo status e per convenzione avviene l’ingresso nell’età anziana), da un punto di vista famigliare (il tempo si dilata, le relazioni si modificano nella strutturazione giornaliera, si ha il tempo di espletare compiti domestici prima poco intrapresi), da un punto di vista culturale (si apre la possibilità di scegliere maggiori occasioni di svago, nuovi interessi, attività culturali).


Questo passaggio in qualche modo obbligato non è dunque sempre facile per un duplice aspetto: le novità e le conseguenze annesse. Non tutti i soggetti vivono il pensionamento in maniera positiva e proattiva; si alternano possibili reazioni di messa in azione, di apertura a nuove possibilità a reazioni di apatia, mancanza di stimoli, rimpianto e ricordo, che possono sfociare in una visione di sé come “inutili”, non produttivi.

Ecco perché è necessaria un’educazione non solo al lavoro ma anche al “non lavoro”, con uno sguardo riflessivo pedagogico che educhi all’acquisizione di strategie utili per rendere positivo e sereno il futuro di un soggetto in pensionamento, in cui si possano pensare nuovi orizzonti e nuovi scenari.


Il nostro welfare deve operare al fine di “sensibilizzare l’opinione pubblica al contributo che le persone anziane possono ancora dare alla società. […]. A incoraggiare e sollecitare i responsabili politici e le parti interessate a intraprendere, a ogni livello, azioni volte a migliorare le possibilità di invecchiare restando attivi” (Commissione europea, 2012, p. 6) e in questo senso includere, coinvolgere, ascoltare, proporre.


Un percorso che favorisca l’invecchiamento attivo e la piena partecipazione sociale dei soggetti in pensione, non è solo un’occasione attuale ma è un lavoro in prospettiva che vede protagoniste anche le nuove generazioni che intraprenderanno nel loro futuro questo step nel loro cammino.


È necessario dunque educare sia il soggetto in pensionamento che l’intero complesso sociale alla visione dei soggetti over 65 anni come “agenti intenzionali di sapere esperienziale”, che hanno a tutti gli effetti un bagaglio culturale, esperienziale e un insieme di desideri che permette loro di avere una visione proiettata al futuro.

Infine, può avere un contributo importante l’utilizzo della scrittura autobiografica, della scrittura di sé e della narrazione individuale e condivisa per affrontare un percorso di consapevolezza e per avere una visione di sé in parte rinnovata, partendo da ciò che il proprio bagaglio porta con sé e dai desideri che a volte sono conservati da anni senza uscire da quei cassetti che non vedono l’ora di vedersi aperti e illuminati da nuova luce.


Dr.ssa Ilaria Giotto

Pedagogista

Tutor apprendimento e DSA


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