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RIPARTENZA: PORSI OBIETTIVI REALISTICI

Settembre è il tempo del porsi buoni propositi e obiettivi realistici. A molti di noi sarà successo di riprendere le attività dopo il relax estivo fissandosi dei buoni propositi che, tuttavia, non si sono poi concretizzati. Come mai di frequente accade così? Capita questo perché spesso non ci prefiggiamo obiettivi realistici e finiamo così per abbandonare in orsa quelli che erano buoni propositi.


Obiettivi e motivazione

Gli obiettivi rappresentano le mete che ciascuno di noi si prefissa nel corso della vita: dalle più semplici, quotidiane, come cercare di arrivare al lavoro puntuali, alle più difficili e impegnative, come laurearsi, smettere di fumare, dimagrire, ottenere una certa posizione lavorativa, avere figli, avere successo in campo artistico e così via.

Succede però che alcuni di questi obiettivi, nonostante tutti gli sforzi profusi, restino inesorabilmente irraggiungibili. In questo caso si tende a reagire in due modi: o si rinuncia, cadendo in uno stato di scoramento che può aprire le porte ad una significativa deflessione del tono dell’umore, o si ritenta più e più volte, senza peraltro riuscire a raggiungere l’obiettivo. Una sensazione di fallimento pesante, disorientante che ci lascia senza punti di riferimento.


Ma come possiamo sapere se è l’obiettivo “giusto”? E perché è così difficile raggiungerlo anche quando pensiamo di desiderarlo ardentemente?

Dal punto di vista razionale ci sono alcuni accorgimenti che possono evitarci continui fallimenti. Semplici “regole” che però acquistano un senso solo se si affronta, prima, un altro aspetto della questione…

Dobbiamo entrare nel “mondo PSI”: nella psicologia della motivazione.

Siamo sicuri che dietro al desiderio di raggiungere un certo obiettivo ci sia una valida (e sufficiente) motivazione intrinseca?

Siamo certi, inoltre, di realizzare qualcosa di veramente nostro, in sintonia con i nostri veri bisogni, desideri, sogni… e non ciò che gli altri si aspettano da noi?

Quando si parla di motivazione sembra tutto molto semplice: o c’è o non c’è e, nel secondo caso, si può intervenire con una serie di tecniche collaudate che ci consentono di arrivare all’obiettivo.


In realtà si tratta di un ambito assai complesso che ha a che fare, tra le altre cose, con il livello di autoconsapevolezza: se da un lato è vero che con le giuste tecniche motivazionali si può riuscire a raggiungere qualsiasi mèta, dall’altro lato è vero anche che la sensazione provata alla fine, dopo una prima fugace euforia, sarà molto diversa da quella sperata. Infatti, se l’obiettivo non rispecchia i veri desideri della persona, il risultato lascerà un senso di vuoto, più che di felicità, di malinconia, più che soddisfazione, tanta stanchezza.


Non sempre è facile raggiungere l’obiettivo, anche se veramente desiderato!

Prima ancora di arrivare a capire quali siano gli obiettivi che possiamo definire “nostri”, che valgano la pena, dobbiamo prestare attenzione ad una serie di indicatori che rappresentano dei veri e propri campanelli di allarme. E’ questo il caso della costante sensazione di non farcela, nonostante l’impegno e gli sforzi profusi (notevoli), accompagnata da un’insopportabile fatica; o quando ci si sente come zavorrati e sospinti all’indietro ogni volta che facciamo un passo avanti; o, ancora, quando il corpo e/o la mente si ammalano, cedendo allo stress prolungato e costringendoci ad una pausa forzata. Un percorso ad ostacoli, insomma, dove le forze inconsce remano controcorrente affinché si dia ascolto ai propri, veri, bisogni insoddisfatti.


Un altro campanello di allarme è l’autosabotaggio: ad esempio, quando si presentano pensieri automatici negativi (erronei) su se stessi e sulle possibilità di riuscita; quando si commettono una serie di incredibili banali errori; quando sopravviene la passività di fronte agli eventi e interpretiamo come “contrattempi” o “sfortuna” le conseguenze dei nostri comportamenti di autosabotaggio.

E’ evidente, allora, che il raziocinio, il pensiero logico o le “tecniche” motivazionali possono fare ben poco per risolvere il problema, almeno che non si passi prima da un’altra fase. Una fase di crescita, di consapevolezza e di conoscenza di se stessi, che renda possibile contattare i nostri veri bisogni e desideri. Solo così sarà possibile individuare gli obiettivi “giusti”, quelli che condurranno alla felicità e all’autorealizzazione, quelli per i quali lavoreremo alacremente ma in scioltezza, senza avvertire fatica e sacrificio.


Come realizzare gli obiettivi così individuati?

Ecco alcuni punti fondamentali da tenere presente:


1) L’obiettivo deve essere realistico.

Questa affermazione, che può essere data per scontata, costituisce un assunto che, invece, viene spesso dimenticato. Questo non vuol dire che si debba smettere di inseguire i propri sogni o non provare ad affrontare percorsi difficili. Significa però porsi obiettivi realisticamente raggiungibili, altrimenti la delusione è dietro l’angolo.


2) Programmare e pianificare.

Strettamente collegato al punto precedente vi è la necessità di analizzare ciò che deve essere fatto e come, procurarsi gli “strumenti” necessari e programmare le diverse fasi d’azione. Si può iniziare, ad esempio, facendo un elenco scritto di tutto ciò che è indispensabile per il raggiungimento dell’obiettivo. Sulla base di questo elenco si può procedere stabilendo le priorità e programmando le diverse fasi. Laddove le competenze possedute siano insufficienti si inizierà colmando le proprie lacune, raccogliendo informazioni utili (da fonti affidabili) e procurandosi gli strumenti necessari, siano essi tecnologici, materiali, relazionali o di qualsiasi altro tipo.

3) Procedere per sotto obiettivi.

Avere ben chiari i sotto obiettivi comporta almeno due vantaggi: da una parte, ad ogni piccolo successo l’autostima, il senso di autoefficacia percepito e la fiducia nel raggiungere il traguardo finale cresceranno, dando nuova linfa vitale e spinta motivazionale per i passi successivi. Dall’altro, nell’eventualità di un insuccesso, si potrà ripetere il passo precedente senza commettere gli stessi errori e senza aver perso troppo tempo ed energie, aumentando così la probabilità di successo.


4) Agire senza procrastinare “Chi ha tempo non aspetti tempo!”

Lasciando un attimo da parte i dettagli di questo metodo, per quanto interessante, ciò che è importante comprendere è la necessità di non rimandare (procrastinare) e di iniziare subito a fare ciò che ci siamo promessi di fare. Manteniamo il patto con noi stessi, dimostrandoci che, anche se un pochino alla volta, possiamo arrivare a fare ciò che vogliamo! Non lasciamo spazio ai dubbi o alle insicurezze, altrimenti cresceranno nell’attesa: in altre parole, la dieta non iniziatela lunedì!

La lista dei consigli pratici potrebbe essere ben più lunga ma potete benissimo reperire le informazioni di questo tipo in un qualsiasi manuale che tratti di tecniche di motivazione e decisione.

Se nella vita di tutti i giorni i lapsus, le sviste, le dimenticanze, i piccoli acciacchi, gli errori e gli incidenti, le piccole inquietudini, faranno capolino, fermatevi ancora e chiedetevi se state facendo ciò che davvero desiderate.


Un percorso di autoconsapevolezza accompagnato dalla professionalità di uno psicologo può aiutare a comprendere i reali motivi che si celano dietro ripetuti fallimenti e dietro l’incapacità di raggiungere gli obiettivi prescelti. Attraverso la ricerca di voi stessi contatterete i vostri veri bisogni e, così, la spinta motivazionale e l’energia necessarie e sufficienti per decidere quali obiettivi porvi e, finalmente, raggiungerli.

Per fare questo sono disponibile presso “Il Centro per la Persona e la Famiglia”.

Dott.ssa Elisabetta Oltolini, psicologa e psicoterapeuta

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